PADIGLIONE 4 – OSPEDALE di SONDALO
COMMITTENTE
INFRASTRUTTURE LOMBARDE s.p.a.
IMPORTO LAVORI:
€ 5.028.410,81


In un articolo sul “Corriere della Sera” del 1952, Egisto Corradi così descriveva l’inconsueta apparizione dei sanatori di Sondalo, in alta Valtellina: “A qualche misterioso stabilimento o laboratorio od officina segreta pensa subito chi trova a percorrere di notte la strada Tirano-Bormio. Sulla sinistra, là dove i contrafforti montuosi formanti la valle leggermente si aprono, migliaia di lumi si accendono d’improvviso nel nero velluto delle abetine e delle pinete trova ad osservare questo spettacolo non può non pensare vagamente a misteriose città del futuro, non può non pensare anche per un solo attimo di essere capitato furtivamente sotto le guardate mura di una città atomica. A meno che non sappia, s’intende”. Oggi chi percorre quella stessa strada, diventata più veloce per portare più rapidamente sciatori e turisti verso l’Alta Valtellina, non può più scorgere le “novemila lampade” accese nei padiglioni nel periodo del loro funzionamento a pieno regime. Tuttavia, purché si abbiano occhi per vedere e non si confondano accade – gli edifici dell’imponente complesso sanatoriale con una proterva speculazione edilizia, lo spettacolo di quella cittadella arroccata sul monte, circondata da fitte abetaie, non può non destare una sopresa mista a inquietudine, come di fronte a una città futuribile di Sant’Elia o alle rovine di una Palmira alpina, in cui le forme dichiaratamente novecentesche e razionaliste del “Villaggio sanatoriale Morelli” si caricano di un’aura arcaica, attraversate e raccordate come sono da muraglioni, arcate, viadotti in pietra che fanno pensare agli acquedotti e alle strade romane, e costellate di parchi, giardini pensili, rotonde, ai tempi arricchite di migliaia di essenze pregiate, aiole fiorite, rampicanti.
Cittadella autosufficiente (dal funzionamento energetico, all’approvvigionamento idrico con un acquedotto ad hoc, trasporti interni originariamente assicurati, almeno per le merci, da un sistema di teleferiche che raccordava i padiglioni di degenza agli edifici dei servizi e ai magazzini), con una struttura urbanistica d’impianto cittadino, viali alberati illuminati, centro direttivo e amministrativo, chiesa, piscina, campo da tennis e di bocce, negozi, cinema, anfiteatro, centrale termica, stazione meteorologica, ufficio tecnico, emittente radiofonica interna, ecc., il Villaggio ancor oggi distacca dai numerosi altri singoli edifici sanatoriali sopravvissuti, proprio grazie alla sua completezza di struttura microurbana, che ricorda le città ideali del Rinascimento o i sogni utopici di Bruno Taut.
Con l’afflusso sempre minore di malati di tubercolosi, l’imponente Villaggio Sanatoriale, voluto dal fisiologo Eugenio Morelli, subirà la trasformazione in struttura ospedaliera, assimilato alle dolorose e anguste ragioni dei bilanci quadrare.
Il progetto si pone come obiettivo la ristrutturazione del Padiglione 4 che ricorda nella sua monumentalità un incrociatore da guerra. In particolare si distinguono due tipologie d’intervento: messa a norma ai fini della normativa di prevenzione incendi e adeguamento ai fini dei regolamenti di accreditamento delle strutture sanitarie. Il principio guida della progettazione è stato quello di tutelare più possibile il valore intrinseco della struttura dell’edificio esistente, evitando, ove possibile di intervenire con opere invasive che avrebbero potuto cambiare nettamente la morfologia  del padiglione, tra l’altro monumento vincolato secondo il DECRETO LEGISLATIVO 22 gennaio 2004, n.42.